(senza sbadigliare)
di Marialuisa Veneziano
Ancona, 26 gennaio 2026

C’è una frase che gira da anni come una monetina stanca:
“La musica classica è noiosa.”
Subito dietro arrivano le sorelle gemelle:
“Il jazz è incomprensibile.”
“L’opera è roba da snob.”
Tre frasi comode. Come pantofole logore. Si infilano senza pensare e si resta seduti sul divano delle abitudini. Ma la musica, quella grande davvero, non ama stare ferma. Ti prende per mano, ti spinge fuori, ti sporca le scarpe di emozioni.
Proviamo a guardarla da vicino. Senza inchini inutili. Senza paroloni. Con un sorriso un po’ birichino.
“La classica è noiosa”
Davvero?
Beethoven era più vicino a una rockstar arrabbiata che a un nonno addormentato sulla poltrona. Urlava con le note, rompeva le regole, faceva tremare i salotti perbene. Mozart era una celebrità internazionale prima che esistesse Instagram, pieno di ironia, teatrale, sfacciatamente geniale.
La musica classica non è un museo silenzioso: è una serie Netflix senza telecomando. Dentro ci trovi tempeste, carezze, inseguimenti, abissi, resurrezioni. Solo che al posto delle parole parlano violini, fiati, timpani. È un linguaggio antico e futuristico allo stesso tempo, come un messaggio in bottiglia che arriva sempre puntuale al cuore giusto.
“Il jazz è troppo difficile”
Il jazz non vuole essere capito. Vuole essere frequentato. Come una persona brillante che all’inizio ti intimidisce, poi ti fa ridere fino alle lacrime.
È improvvisazione: una conversazione fatta di suoni. Uno strumento propone un’idea, l’altro risponde, un terzo scherza, un quarto sospira. È il piacere dell’istante che nasce e muore in pochi secondi. Swing significa movimento, oscillazione, corpo che non sta fermo. Anche il cervello, quando ascolta jazz, comincia a ballare in calzini.
Non serve conoscere la grammatica musicale: basta lasciarsi portare come da una bicicletta in discesa.
“L’opera è solo per snob”
In realtà l’opera è una gigantesca soap opera con orchestra incorporata. Amori impossibili, gelosie feroci, tradimenti, duelli, risate, lacrime, colpi di scena. Altro che noiosa.
Le persone cantano perché le emozioni sono troppo grandi per stare dentro una voce normale. Quando il cuore esplode, diventa musica. È un linguaggio esagerato, sì — ma anche la vita lo è, quando ci prende sul serio.
E poi c’è quella magia strana: una voce umana che attraversa un teatro senza microfono, come una rondine sonora che buca l’aria. È fisica pura, poesia muscolare.
Il segreto che nessuno dice
Non esiste musica “difficile”. Esiste solo musica che non abbiamo ancora incontrato nel momento giusto.
Come certi libri, certi viaggi, certe persone. A volte serve un giorno storto, una finestra aperta, un po’ di silenzio prima di premere play.
La grande musica non chiede competenza. Chiede presenza. Ascolto vero. Un pizzico di coraggio emotivo.
Magari scoprirai che quel brano che credevi noioso ti assomiglia più di quanto pensassi. Magari ti sorprenderai a sorridere senza sapere perché. Magari ti verrà voglia di cercarne un altro. E un altro ancora. Come quando si inizia una storia d’amore senza accorgersene.
La musica è una casa con molte porte. Qualcuna è già socchiusa. Basta spingerla piano.
Marialuisa Veneziano
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