Apoteosi della danza: la Settima Sinfonia accende l’anima

Beethoven e l’Inarrestabile Danza del Destino: Un Viaggio con la Settima Sinfonia

di Louise Marie

29 marzo 2025, ore 20:30

FORM, Orchestra Filarmonica Marchigiana

Teatro gremito. Il brusio che precede la magia. Poi il silenzio.

Luigi Piovano alza le braccia con una solennità che sembra già musica. Davanti a lui, la Filarmonica Marchigiana è pronta a scatenare quel turbinio sonoro che è la Settima Sinfonia di Beethoven, definita da Wagner “l’apoteosi della danza”. Il sipario mentale si apre, ed eccoci nel cuore di un’esperienza che non è solo uditiva, ma esistenziale.

Primo movimento: L’Annuncio dell’Inevitabile

L’introduzione inizia con una solennità quasi rituale, un lento incedere che sembra svelare qualcosa di sacro. È come se Beethoven stesse preparandoci a un evento ineluttabile, qualcosa che non possiamo evitare, come il tempo o il destino. E poi… il ritmo esplode. Un’esaltazione irrefrenabile, come se l’universo intero ballasse su una pulsazione vitale, primordiale. La bacchetta di Piovano diventa un catalizzatore d’energia: ogni gesto un comando, ogni sguardo un’ispirazione.

Secondo movimento: La Marcia del Dolore e della Bellezza

Un momento di raccoglimento. Il secondo movimento, quell’Allegretto che ha fatto versare lacrime a generazioni di ascoltatori, si insinua tra le pieghe dell’anima. Qui Beethoven smette di ballare e ci fa camminare. Un passo dopo l’altro, ci troviamo immersi in una processione sonora che parla di perdita, di malinconia, ma anche di speranza. L’orchestra modella le frasi con una delicatezza che sembra sfiorare il tessuto stesso dell’esistenza. Non è un lamento, è un incedere solenne verso un orizzonte sconosciuto.

Luigi Piovano


Terzo movimento: L’Impulso Irrefrenabile

Come un cuore che riprende a battere dopo un attimo di sospensione, il terzo movimento esplode in un tripudio di vitalità. Qui Beethoven sembra ricordarci che la vita è un flusso, una risata, un vortice inarrestabile. Piovano e la Filarmonica Marchigiana giocano con questa energia, dando corpo e luce a una danza che è quasi animalesca nella sua potenza. Ogni strumento dialoga con l’altro in una conversazione che sa di gioia primitiva.

Quarto movimento: L’Estasi del Movimento

E poi arriva il finale. Il sipario non cala, si alza. Qui Beethoven si fa demiurgo di un moto perpetuo, una cavalcata senza freni verso un’illuminazione sonora. Il teatro vibra sotto la spinta ritmica inarrestabile, e l’orchestra di Piovano diventa un’unica, pulsante entità. Il pubblico è trasportato, non ci sono più sedili né palchi, solo un abbandono totale alla furia gioiosa della musica.E poi… il colpo di grazia. L’ultimo accordo rimbomba nel teatro e nel petto. Silenzio. Un silenzio carico di tutto ciò che è appena accaduto. E infine, l’applauso, quel suono umano che cerca di rispondere all’infinito. Beethoven ci ha presi per mano e ci ha costretti a danzare con lui. Ma non era solo una danza: era la vita stessa. E questa sera, grazie a Luigi Piovano e alla Filarmonica Marchigiana, abbiamo ballato come se non ci fosse un domani. Un’esecuzione magistrale, intensa e vibrante, che ha reso onore a questa monumentale sinfonia. L’orchestra ha saputo trasmettere ogni sfumatura emotiva con precisione e passione, ricordandoci che la grande musica vive e respira attraverso chi la suona. Un trionfo assoluto.


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